Nel dominio del padre

In apertura al libro Nel dominio del padre – bambini e bambine ostaggi delle separazioni – scritto da Daniela Lucatti, Elena Liotta, Massima Baldocchi-(Magi Edizioni),- La Difensora civica, Regione Toscana e Presidente del Coordinamento nazionale dei difensori civici regionali e delle province autonome, Lucia Franchini – sottolinea che:“Esiste una dualità, ormai accettata, con partecipazione o rassegnazione a seconda dei momenti, ossia le dichiarazioni di principio, le sottoscrizioni di atti comunitari, i corsi di formazione e i convegni e, dall’altro, nell’agire quotidiano di quelle stesse istituzioni ed operatori la disattenzione e l’annullamento di tutto ciò che collettivamente e mediaticamente assumiamo come criteri guida delle nostre azioni. Esiste cioè uno scarto evidente tra i due livelli, teorico e giuridico da un lato, e pratico e di costume, dall’altro, tra la nitidezza delle proclamazioni e l’ambiguità delle loro realizzazioni.”

E’ in questo scarto che un sistema patriarcale, tutt’altro che superato, contribuisce a perpetuare violenza su donne e bambini. Maltrattamenti e violenze amplificate dall’omertà, all’interno del sistema stesso, nei confronti dell’uomo maltrattante. Talvolta anche da parte delle donne e delle istituzioni sanitarie, socio-educative e giuridiche. Omertà che certo non aiuta la già di per sé complessa battaglia contro quella violenza qui descritta attraverso storie di separazione – dolorose e lunghe storie di separazione – paradigmatiche di tante altre. Oppure, dall’altra parte, un non dire che diventa un dire troppo, dire e mostrare a sproposito. Come l’assenza di ftutela della privacy di un bambino,  descritta all’interno del capitolo “la violenza assistita”, bambino che in seguito a un contrasto fra i genitori, viene prelevato a scuola dalla polizia mentre tutta l’operazione viene ripresa dalle telecamere.

In merito a questo episodio l’Unicef ha dichiarato:“Il mondo degli adulti non ha saputo tutelare questo bambino. I diritti dell’infanzia sono parole vuote se non vengono calati non solo nelle leggi e nelle politiche, ma anche nelle prassi operative, nella quotidianità di vita, anche quando i genitori sono in conflitto”.

Con parole diverse l’Unicef ha detto la stessa cosa di Lucia Franchini.

Le autrici del libro sono concordi nel ritenere che non ci sia stato negli ultimi anni un aumento dei casi di violenza, ma che sia aumentato il numero delle denunce. Il lavoro svolto nel tempo dai gruppi di donne nei Centri Antiviolenza ha contribuito ad incrementare la consapevolezza che è possibile fuggire da queste gabbie, fornendo strumenti per trovare il coraggio di uscire allo scoperto.

E’ però fondamentale che sempre più uomini prendano posizione e prendano distanza da quel tipo di cultura che legittima la violenza. Uomini che contribuiscano, a fianco delle donne, ad un rinnovamento sociale nel quale non ci sia spazio per parole come dominio o ordine gerarchico tra i sessi. Uomini che si assumano la responsabilità di interrogarsi sulla propria identità, e di stare in una relazione più autentica e responsabile con le donne.

Marilde Trinchero

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *