Il Nero e il Bianco

La nascita dello psicodramma risale agli anni ‘20 grazie a Jacob Levi Moreno, psichiatra, pioniere della psicoterapia di gruppo e del teatro d’improvvisazione. Moreno sviluppò la sua teoria psicodrammatica valorizzando la spontaneità, la creatività e la catarsi. In seguito si sono diffusi altri approcci di stampo analitico, ognuno con la propria specificità. Tuttavia l’elemento comune è un lavoro effettuato in gruppo, in cui vi è un continuo alternarsi tra il discorso verbale e il concretizzarsi di questo in “scene” – chiamate “giochi” – che consistono nella drammatizzazione di momenti reali o immaginati o sognati.

Lo psicodrammatista conduce la sessione del gruppo e guida i giochi. Questa rappresentazione nella quale è chiamato in campo anche il corpo, facilita l’integrazione tra aspetti del mondo interno ed esigenze della realtà, contribuisce inoltre a promuovere spontaneità e benessere ammorbidendo e trasformando aspetti troppo a lungo cristallizzati. Anche se naturalmente l’obiettivo varia a seconda che il contesto sia educativo, psicoterapeutico, formativo, di sostegno o di prevenzione: lo scopo è quello di coltivare lo spazio di riflessione e l’autenticità della relazione fra sé e sé e fra sé e gli altri.

Non è facile essere esaustivi scrivendo di Psicodramma, forse proprio perché è un metodo psicoterapeutico che privilegia l’azione alla parola o forse perché, come per altre esperienze della vita, la cosa migliore sarebbe quella di …farne esperienza. Tuttavia Enrico David Santoni, psicologo, psicoterapeuta, psicodrammatista, ha scritto un libro, un gran bel libro, imperdibile per chiunque desideri conoscere meglio questo metodo.

ll nero e il bianco -cinque ritratti clinici di donna in un gruppo di psicodramma- (Edizioni Magi 2015) è un’opera che mescola storie di vita, attività psicoterapeutica  e letteratura e che restituisce al lettore l’atmosfera – così difficile da spiegare a chi non la sperimenta – che si crea in un gruppo di psicodramma. L’autore inoltre riesce a coniugare abilità clinica e narrativa senza mai scivolare nell’intellettualizzazione: tranello diffuso nella scrittura di casi clinici.

Attraverso le parole di Santoni entriamo dunque nelle vite di Elettra, Zoe, Vera, Dorothy e Alma – donne di età ed esperienze di vita eterogenee – che si immergono in quella che è stata la motivazione principale dell’autore nel proporre un gruppo di psicodramma a Vibo Valentia: “Offrire a 5 persone un contenitore dove l’incontro, la ricerca della verità, e il rispecchiamento empatico fossero al centro dell’esperienza”.

Procedendo nella lettura del libro e accompagnando di pari passo le loro vite, si può quasi toccare con mano quanto – attraverso il gruppo, i gesti simbolici proposti dal conduttore, e la potenza di alcuni rituali suggeriti – siano significative le trasformazioni nella storia personale di ciascuna donna. Naturalmente  la storia di Elettra e delle sue compagne ha caratteristiche specifiche dovute all’essere donna, vivere a Vibo Valentia e dintorni – luoghi – come scrive l’autore nella premessa, nei quali la ‘ndrangheta fa sì che il concetto di gruppo sia innanzitutto concetto di clan. Quale sfida dunque, proprio in questi luoghi, lavorare sull’autenticità e sulla verità? Emerge da queste pagine una sfida pienamente vinta, caratterizzata da contenuti che hanno colori opposti, come suggerisce il titolo, e che – come accade in ogni gruppo – (da Nord a Sud, composto da uomini o da donne), hanno bisogno di integrazione. Che si tratti di senso di colpa, di segreti di famiglia, oppure della difficoltà ad abitare il proprio corpo e di  vivere la femminilità, la sessualità; che si tratti di fare i conti con la difficoltà a gestire il denaro o il potere proprio o altrui, quello che Santoni mostra con questo libro è quanto appartenere a un gruppo smuova energie e forza. E quanto, specchiarsi nello sguardo benevolo degli altri e condividere difficoltà e paure, sia utile a smaltire traumi antichi, ad assumersi la responsabilità del dolore del vivere, imparando ad avere cura di se stessi, spogliando l’incontro con sé e con l’altro da rigide maschere che impediscono l’autenticità e la verità.

Antonella Vietti – Marilde Trinchero

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